JOB TRIP_#0 Intervista a Luca Brusamolino

1.    Presentazione

Ciao Luca, ti chiedo gentilmente di presentarti e di raccontarmi della tua realtà lavorativa.

Ciao Veronica, lavoro all’interno di una società fondata da me nel 2017 che si chiama Workitect. Il core della nostra attività consiste nell’accompagnare le aziende nell’introduzione dello Smartworking e  ri-progettare gli spazi di lavoro in base alle esigenze che questa modalità di lavoro richiede. Io e i miei colleghi siamo workitetti e quello che cerco in un nuovo collaboratore è proprio un mix di competenze : designer e architetti lavorano spalla a spalla con psicologi, formatori e HR e si contaminano a vicenda.

In aggiunta oltre alle figure progettuali e consulenziali, ci sono anche figure dedicate al marketing e all’amministrazione.

Di cosa ti occupi? Fai finta di star parlando con un bambino curioso, piccolo esploratore alla ricerca del lavoro dei suoi sogni…Cosa gli racconteresti?  

Aiuto le aziende a cambiare prospettiva e le persone a lavorare meglio. Mi occupo di smart working, di lavoro agile e, nelle organizzazioni, facilito la messa terra di un nuovo modo di lavorare in spazi di lavoro più efficaci e con strumenti digitali semplici da usare per tutti. 

Per rendere ancora meglio ciò che voglio dire, riporto un esempio: in un passato, neanche tanto lontano, le persone erano abituate a timbrare il cartellino per registrare il proprio ingresso in ufficio ad una determinata ora di un determinato giorno per fare delle attività impartite dal proprio capo. 

Grazie allo smart working invece, il nuovo paradigma è basato sull’autonomia del lavoratore nella scelta di luoghi orari e strumenti a fronte di una maggior responsabilizzazione sui risultati.

Quali sono stati gli eventi più significativi della tua carriera? Prova a ripercorrere la tua strada e raccontarci cosa ti ha portato fino a qui… 

Ne sintetizzo tre in particolare: 

–       Il mio viaggio in Irlanda, viaggio che ha arricchito profondamente il mio percorso e mi ha permesso di conoscere persone da tutto il mondo aprendomi a diverse culture; questo è un aspetto che credo fondamentale in una società che fa dello scambio e dell’open innovation il suo tratto distintivo.

–       Alcune mie precedenti esperienze lavorative; in particolare mi riferisco al periodo del mio primo stage all’interno di un’importante agenzia per il lavoro, Gi Group. In quei mesi ho svolto il ruolo di Recruiter e ho compreso la grandissima importanza che la vendita riveste all’interno del business di un’azienda.

–       La mia tesi di laurea specialistica fatta in età adulta mentre lavoravo (a 31 anni) e conseguita con il prof. Luca Solari. Il tema trattato è stato il rapporto tra spazio fisico di lavoro e organizzazione e rappresenta la prima messa su carta dell’idea di Workitect. 

2.    Relazioni Sociali

Utilizzando sempre di più Linkedin in maniera professionale, mi sono via via resa conto dell’importanza che il network riveste all’interno della nostra vita professionale. Inoltre, nonostante sia sempre più semplice entrare in contatto con figure differenti e di diversa seniority, riuscire a costruire delle connessioni in rete non è cosa scontata. Per questo ti chiedo: come sono cambiate secondo te le relazioni sociali (sia online che offline) tra figure Junior e Senior? 

I social network sono un’opportunità pazzesca; bisogna sfruttare la possibilità di fare networking e usarli in maniera intelligente, attraverso la creazione di contenuti mirati alle persone che si vogliono raggiungere.

Grazie ai social network è molto più facile per un giovane, arrivare ad una figura importante senza intermediazioni rispetto a quando io ho iniziato a lavorare: Linkedin è molto forte da questo punto di vista (e in questo senso è sicuramente il più usato). 

Tuttavia, il rischio di perdere un po’ i confini e i ruoli è dietro l’angolo. 

Noto meno timore reverenziale da parte dei giovani ad entrare in contatto con figure differenti per background e seniority in modo a volte troppo informale, ma ritengo che a volte sia giusto avere un minimo di distacco nell’interfacciarsi con persone con più esperienza o con ruoli di rilievo (come ad esempio Professori o Manager d’azienda).

La social reputation riveste un’importanza fondamentale nella ricerca del lavoro e nella costruzione di un network proficuo. Prova a metterti nei panni di un giovane: come riuscire a catturare l’attenzione del target scelto, attraverso il Personal Branding? Quali consigli possono risultare utili per sfruttare questo strumento?

Prima di tutto il mio suggerimento è quello di lavorare sui contenuti, scrivendo ad esempio post di valore o commentando articoli e ricerche; infatti se con passione e curiosità un giovane comincia ad approfondire un argomento e lo affronta con intelligenza verrà sicuramente notato. 

Un consiglio che do a tutti i giovani che leggeranno questa intervista è di ragionare sempre in ottica “win-win”: bisogna sempre conoscere il motivo per cui si scrive ad una specifica persona e soprattutto, bisogna essere certi di poter arricchire l’altro e, allo stesso modo, di ricevere valore. 

Un po’ come hai fatto tu con me: dalla nostra chiacchierata su Linkedin è poi nata questa rubrica. 

Un ulteriore consiglio è quello di cercare di differenziare i canali di comunicazione dei contenuti, per esempio usando Linkedin per cercare di inserirsi anche in blog o giornali specifici dell’ambito d’ interesse.

Soprattutto se si è giovani, bisogna gradualmente accrescere la propria reputazione perché non ci si può porre come dei “guru”, ma piuttosto bisogna porsi con lo spirito della curiosità.

Io, ad esempio, ho iniziato a usare Linkedin pubblicando articoli e post e notavo che suscitavano grande interesse; ad un certo punto vari professionisti del settore hanno iniziato a chiedermi di partecipare come speaker a degli eventi o di scrivere articoli per le proprie testate e in contemporanea ho iniziato con i primi progetti per diverse aziende. 

3.    Employability 

Si parla sempre di più di come il costrutto dell’Employability rivesta un ruolo fondamentale e per questo inizio col chiederti: quali sono le tue aspettative quando ricerchi una figura junior? Secondo te, quando un ragazzo può essere considerato “employable”? 

La prima cosa che guardo, è la coerenza rispetto ai nostri valori

Se dovessi indicarli, parlerei della trasparenza, del rispetto, della passione, dell’iniziativa, dell’apprendimento e della responsabilità.

Soprattutto in una società piccola come la nostra, si cercano sicuramente un set di competenze differenziate, ma si cerca soprattutto una coerenza di valori e di senso per costruire un gruppo coeso. 

Chiaramente non è detto che se una persona ha gli stessi miei valori vada bene, quindi cerco anche persone propositive e che abbiano voglia di fare fatica (difficili da trovare) e non cerchino subito obiettivi di breve termine e di immediata soddisfazione.

Se volessi sintetizzare tutto quanto con una parola, sceglierei “Resilienza”.

È evidente come le soft skills siano fondamentali in uno scenario che cambia continuamente e richiede sempre nuove competenze da sviluppare; tuttavia, a volte, si perde il focus sulle competenze hard. A proposito di queste ultime quali sono secondo te le più importanti?

Se  parliamo di designer e architettura, cerco persone che sappiano gestire un cantiere, fare un esecutivo, delle attività molto tecniche. 

Per quanto riguarda invece il lato HR, le competenze hard che ricerchiamo sono saper tenere un focus group, fare un workshop, analizzare una survey; attività in cui entrano anche in gioco tante competenze soft.

Ciò che mi sento di dire è che le competenze soft sono quelle più importanti perché le più difficili da allenare; essere empatici è difficilissimo e non si può insegnare ad una persona come diventare più empatica. In soldoni, competenza soft vuol dire: saper stare al mondo.

  4.    Innovazione, Opportunità, Cambiamento. 

Siamo di fronte ad uno scenario in continua trasformazione senza tempo: secondo te, quali sono le opportunità che i giovani devono e possono cogliere da questi continui cambiamenti? Come riuscire a gestirli attivamente?

Innanzitutto, il primo consiglio che do ai giovani è di non accontentarsi di fare il compitino ma di uscire dalla propria Comfort Zone.

Il mondo sta cambiando ad una velocità mai vista e nessuno ha esperienza su ciò che sta succedendo.

Questo non vuol dire che tutto si azzera e che l’esperienza accumulata va perduta ma che su un territorio completamente nuovo anche un giovane può dire la sua.

Bisogna avere entusiasmo e passione. 

5.    Take Aways

Adesso ti propongo di lasciare questa rubrica con un consiglio, in risposta a qualcosa che non ho avuto modo di chiederti, o un augurio per i giovani che si affacciano a questo mondo lavorativo in progress…

L’augurio che faccio ai giovani, ma anche ai meno giovani, è quello di divertirsi e di approcciare il mondo con la curiosità dei bambini, come dei piccoli esploratori curiosi, cercando di fare sempre nuove esperienze per potersi arricchire ulteriormente.In ultimo lascio quest’intervista consigliando di crearsi la propria MAMBA MENTALITY e per chi non sa cosa è, basterà googlarla.

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2 comments
  1. Analisi accurata e interessante. Vorrei un attimo di riflessione sulle competenze tecniche, di mestiere o di arte come si diceva un tempo. Qui non figurano. Benissimo le competenze trasversali e relazionali, ma ho come l’impressione che la finanziarizzazione dell’economia e il vorticare tra mille diverse organizzazioni possano trasformare i giovani di oggi in incompetenti tecnici domani. Forse dobbiamo anche riscoprire, in uno, i valori fondanti della società civile, descritti magistralmente dall’autore, associandoli ai valori aziendali, propri e diversi in ogni organizzazione. Qui inserire percorsi di carriera certificati e continuamente mamutenuti.
    A questo punto a parlare debbono essere i risultati e i risultati non si ottengono in breve tempo.
    Una volta un allievo chiese a Michelangelo, noto per modi sicuramente bruschi, quale fosse il segreto del su genio. L’artista rispose con tre parole: “lavorare, lavorare, lavorare”.
    Con simpatia, Alessandro Pastorelli

    1. Gentile Alessandro,
      Condivido il fatto che le competenze tecniche ricoprono un’importanza da non sottovalutare, tuttavia possono sempre essere apprese e migliorate, al contrario di quelle relazioni/trasversali/soft.

      C’è un detto ormai diffuso che dice: “Train for skills, hire for attitude”, frase che credo riassuma un po’ anche ciò che emerge dall’intervista.

      Bisogna lavorare sodo e darsi da fare per raggiungere, con ottime probabilità, un successo soggettivo soddisfacente!

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