LUCA BRUSAMOLINO OSPITE DI SILVIA MOBILI A RADIO CAPITAL

S: Molte aziende hanno preso l’impegno di far lavorare i propri dipendenti da casa e questo ci sembrava quasi fantascientifico solo un mese fa, mentre sembra che sia andata bene. 

L: È andata bene. Le aziende hanno dovuto velocizzare il processo di innovazione perchè da un giorno all’altro si sono ritrovate costrette a far lavorare da casa i propri dipendenti. Altre cose non sono comunque andate bene perchè non basta far lavorare da casa i propri dipendenti per fare smart working. 

S: Quali sono secondo te gli svantaggi?

L: Non è che lo smart working ha in sè degli svantaggi: lo svantaggio può essere quello di non strutturarlo come un percorso. 

In questo momento stiamo subendo una situazione di quarantena, quindi lo svantaggio principale è quello di renderci conto che la casa non è un luogo ideale per lavorare, sia dal punto di vista dello spazio fisico (nel senso che non tutti hanno uno studio o un luogo dove settare una postazione) che dal punto di vista sociale perché contemporaneamente ci sono tutti i membri della nostra famiglia nello stesso spazio a compiere più attività che siano di studio o di lavoro. 

S: Come possiamo pensare al futuro? Si possono prevedere per esempio 3 giorni a casa e 2 in ufficio? O gli ingressi scaglionati? Qual è la tua previsione di Smart Working? 

L: Non è facile fare una previsione. Oggi non è ancora chiaro quali saranno le categorie di aziende che potranno rientrare. Quello che posso consigliare alle aziende è iniziare ad approcciare il rientro in un’ottica sistemica, non facendo delle azioni spot ma organizzando il rientro come un progetto riorganizzativo ragionando nell’intervallo temporale di sei mesi come minimo. 

S: Quindi il datore di lavoro deve ripensare alla struttura interna, quindi le scrivanie vanno distanziate, non si potrà più andare alla macchinetta del caffè tutti insieme, ci sarà un particolare calendario che però va studiato adesso. 

L: Sì, esatto, va studiato adesso. Noi con le aziende stiamo facendo un lavoro dove partiamo da un ceppo riorganizzativo: capiamo chi sono le aziende, come lavorano, che tipo di esigenze hanno i loro dipendenti e soprattutto come si muovo per arrivare presso lo spazio di lavoro perchè, per esempio, io posso lavorare sul distanziamento delle scrivanie ma se le persone arrivano in metropolitana nello stesso orario questo potrebbe essere un problema. Bisogna capire come i dipendenti raggiungono lo spazio e quindi definire in un’ottica di rotazione o in un’ottica di priorità le persone che si possono muovere con un proprio mezzo o che abitano nei pressi dell’ufficio e coloro che invece devono utilizzare più mezzi pubblici; questo può essere già un filtro. 

S: Quindi l’ingresso al lavoro andrà ripensato e scaglionato in una maniera più sicura. 

L: Sì, non soltanto un ingresso scaglionato ma uno shifting puro. Ci siamo confrontati con i colleghi da Hong Kong: loro hanno vissuto un’emergenza nel 2013 con la Sars e per questo hanno creato un’abitudine per gestire i rischi pandemici. Hanno fatto una turnazione, quindi i dipendenti non vanno tutti i giorni al lavoro ma dipende dalla necessità organizzativa e dal rischio che si corre quando ci si reca sul luogo di lavoro. 

Se posso dare un consiglio, bisogna avere un approccio sistemico e la prima cosa da sanificare sono gli ambienti ed è importante che venga fatto una volta al giorno, come quando si fanno le pulizie.

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