LUCA BRUSAMOLINO OSPITE DI GIANLUCA GAZZOLI A RADIO DJ

G: Luca, tu sei esperto di smart working…

L: Sì, possiamo dire così. Lo smart working questa settimana è stato in trends topi: su Google c’è stata un’esplosione. Tutte le aziende si sono trovate infatti nella necessità di far andare avanti il proprio business e nello stesso tempo di non poter avere le persone presenti in ufficio.

G: Da quanti anni la vostra realtà si occupa di smart working?

L: Come realtà nasciamo 3 anni fa. In Italia si parla di smart working da circa 5-6 anni. In realtà però non si tratta solo di “lavorare da casa”: il telelavoro infatti è un istituto giuridico che nasce alla fine degli anni 90. 

Lo smart working è un qualcosa di più ampio: riguarda sì il lavorare da casa ma anche il lavorare per obiettivi e  l’avere degli spazi di lavoro più flessibili. È un nuovo modello di lavoro dove autonomia e responsabilità si fondono. 

G: È vero che in smart working si lavora di più?

L: Questo è uno dei “rischi” quando fondamentalmente non si hanno dei confini. Non si tratta solo dello smart working in sè, ma riguarda anche il come è cambiata la nostra vita: fondamentalmente da quando abbiamo uno smartphone è come se fossimo a casa e in altri posti nello stesso momento. 

La differenza è che il recarti in ufficio, timbrare il cartellino e lavorare per le tue 8 ore ti crea dei confini e se non hai questi confini “iconici” rischi di lavorare o molto di più o a volte di perdere tempo. 

G: Tra le varie cose che leggevo questa settimana c’è questa frase: “Chi ha inventato lo smart working non aveva figli” perché ci si è ritrovati a lavorare da casa senza avere un proprio spazio. Tu però parlavi anche di luoghi dove vengono messi a disposizione degli spazi.  

L: Sì, esatto. Ora, in questa settimana c’è stata l’emergenza e la cosa migliore è quella di non uscire ma in realtà lo smart working, come accennavamo prima, vuol dire molto di più che il semplice “lavoro da casa”. Prima di tutto, parliamo di spazi dedicati all’interno degli uffici: ad esempio le grandi corporate e le banche possono rappresentare alcuni degli esempi lampanti e permettersi di ridurre lo spazio lavorativo rendendolo più smart, creando così degli ambienti più consoni al lavoro di oggi. 

Secondi sono i coworking: ne stanno nascendo di tantissimi in tutta Italia con dei ritmi pazzeschi. Non sono luoghi dove solo i freelance collaborano ma sono posti dove si incontrano dipendenti, startup, freelance e corporate che lavorano nello stesso luogo. 

G: Parliamo della tua società

L: Io e Simone Casella abbiamo fondato questa società che si chiama Workitect. In Workitect progettiamo uffici smart, accompagnando le aziende verso un nuovo modo di lavorare, creando le condizioni necessarie per lavorare da casa o in altri posti, ma anche per avere uffici più adatti a quello che è il lavoro di oggi. 

G: Quanto tempo effettivamente guadagni per te stesso lavorando da remoto? 

L: Credo che dipenda tutto da quello che è il tuo senso di responsabilità, dalla tua capacità di organizzarti e dalla realtà di cui fai parte: l’Italia ha gli indici di ore lavoro più alte di tutta Europa ma non lo stesso livello di produttività. 

G: Un altro concetto è quello del “Farsi vedere a fare tardi”

L: Lo smart working obbliga le aziende al passare da un controllo e un salario basato sull’orario di lavoro a uno per obiettivi. Quindi se si impara a lavorare per obiettivi, non c’è più il tema del quando si lavora ma del risultato e di quanto si produce. 

Un altro punto: nel momento in cui le aziende si rendono conto che non è più obbligatorio recarsi in ufficio e lasciano la libertà di lavorare smart tot giorni la settimana, devono trovare poi anche un modo di creare delle occasioni di incontro, creando dei luoghi che fungano da magnete e questo è un aspetto fondamentale. 

G: Quali sono i consigli da dare alle aziende per lo smart working?

L: Quello che sembra il più banale è quello di dotare tutte le persone di un laptop: tantissime persone per alcune tipologie di lavoro hanno un computer fisso ma l’aspetto tecnologico è fondamentale. 

Al secondo posto c’è il fatto che in smart working si lavora per obiettivi e non per orari, e il capo dovrà pianificare il lavoro dei proprio colleghi in quest’ottica. 

Un altro consiglio riguarda il tema del paperless: abbiamo visto come una settimana di smart working abbia portato un vantaggio a livello ambientale, inoltre molte aziende stanno spendendo parecchio per andare verso una digitalizzazione dei documenti. 

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