La Smartness: non è solo questione di spazi

Quando si parla di Smart Working spesso si fa l’errore di ricondurre il tutto principalmente ad una questione di spazi e postazioni di lavoro, senza, invece, andare a considerare il vero tema, quello di rendere il lavoro e i lavoratori che lo svolgono smart. 

Potrei, paradossalmente, lavorare 5 giorni su 5 in modo flessibile e in un luogo dislocato rispetto alla sede e non potermi definire davvero “smart worker”.

E’ riduttivo, infatti, parlare di questo modello solo in funzione di un’esaltazione della postazione di lavoro. Se viene concepito così sia dall’azienda che dal lavoratore, può comportare gravi problematiche.

Ad un setup tecnologico e infrastrutturale ottimale, deve far seguito lo sviluppo di una capacità nei proprio lavoratori, che oggi ci piace definire come “smartness”.

Le modalità di lavoro agile presentano complessità nuove ed aggiuntive rispetto a quelle tradizionali. Ecco allora che bisogna sviluppare abilità specifiche e diverse.

COS’E’ LA SMARTNESS?

La smartness è la capacità di autogestirsi, di responsabilizzarsi, di superare l’idea di “lavoratore stressato”: immagine che ci accompagna fin dal secolo scorso, nata dalla costante frizione tra le esigenze di mercato – sempre in evoluzione – e un modo di lavorare stereotipato, che ci ha sempre imposto di fare le cose secondo un unico modello. 

In un contesto organizzativo dove vige un equilibrio tra il favorire il benessere dei lavoratori, e l’essere avanguardisti di fronte alle esigenze di mercato, si possono stabilire obiettivi davvero “smart”, a partire dalla negoziazione tra azienda e lavoratore.

Per raggiungere gli obiettivi di arrivo, il lavoratore, a questo punto, avrà maggiore flessibilità di decidere come fare: se in ufficio o se fuori, se di mattina o se in tardo pomeriggio, se con la carta o con un laptop. 

Il vero senso, quindi, è trovare un nuovo paradigma di relazione tra lavoratore e azienda e, a quel punto, poter gestire con maggiore libertà i tempi, i luoghi e gli strumenti.

È chiaro, comunque, che prediligendo strumenti tecnologici si va incontro ad una serie di vantaggi che permettono di lavorare meglio, risparmiando tempo, essendo più efficiente e gestendo meglio un team.

COME RENDERE I LAVORATORI PIU’ SMART

Lavorare in modo smart non vuol dire utilizzare le stesse competenze che adottavamo in ufficio da remoto. E’ una metodologia di lavoro nuova e complessa, con potenzialità enormi e con rischi da saper gestire.

Oltre a coinvolgere i dipendenti nel processo trasformativo che vivrà l’azienda, sono due gli aspetti su cui un’azienda può puntare per favorire la capacità di smartness tra tutti i lavoratori : la formazione e il supporto di questi.

E’ fondamentale, infatti, che i neo-smart worker ricevano una formazione specifica soprattutto nelle fasi iniziali del processo, affinché sviluppino quelle skill fondamentali per lavorare efficacemente in modo flessibile.

A tal riguardo, assumono un ruolo centrale sia la capacità di autodisciplinarsi ed autogestirsi per quanto concerne il lavoro svolto individualmente, sia quella di interagire e collaborare con i colleghi, attraverso una maggiore consapevolezza delle potenzialità offerte da strumenti e tool tecnologici.

Al pari occorre intraprendere azioni ed iniziative volte a supportare i lavoratori nelle difficoltà eventuali che potrebbero incontrare lungo il cammino.

Si tratta, nello specifico, di un supporto non solo strettamente lavorativo, ma anche psicologico.

E’ opportuno far sì che i collaboratori di un’azienda possano essere accompagnati e aiutati da professionisti nel processo di ricostruzione della loro identità lavorativa, in modo da essere maggiormente consapevoli del loro nuovo ruolo, delle responsabilità da assumersi e di tutte le magnifiche opportunità che un modello cosi innovativo può offrire.

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