JOB TRIP_#4 Intervista ad Antonio De Pascali

Ciao Antonio, ti chiedo gentilmente di presentarti e di raccontarmi della tua realtà lavorativa. Di cosa ti occupi? Fai finta di star parlando con un bambino curioso piccolo esploratore alla ricerca del lavoro dei suoi sogni…Cosa gli racconteresti?

Se dovessi spiegare di cosa mi occupo ad un bambino direi che cerco i migliori compagni di gioco e i giochi con cui farli giocare e mi occupo dell’aspetto di crescita educativa degli stessi e, allo stesso tempo, creo dei canali per raccontare quello che facciamo. 

Ci occupiamo del framework talent dal recruiting al talent acquisition, cercando di capire il match tra le persone e i nostri valori. Gestisco inoltre l’Academy del gruppo Montenegro: quindi tutto ciò che riguarda lo sviluppo, i sistemi di Perfomance Management, il Development Cycle e tutto ciò che fa riferimento all’approccio Micro Learning.

Mi occupo anche dei processi inerenti i Learning Management System come altri sistemi e di tutti i dati che ne derivano, quindi supervisiono tutti questi processi per migliorarli continuamente.

La passione mi ha sempre spinto in alto, mi ha portato dove sono e mi porterà fin dove voglio arrivare.

Quali sono stati gli eventi più significativi della tua carriera? Prova a ripercorrere la tua strada e a raccontarci cosa ti ha portato fino a qui…

Ho avuto la fortuna, circa 4 anni fa, di prendere il posto del mio capo in Revlon; all’epoca l’azienda era culturalmente pronta per la crescita di talenti interni e, soprattutto, avevo performato negli anni precedenti vincendo anche alcuni premi aziendali come dipendente più innovativo. 

La vera chiave è la passione: cercare di fare sempre qualcosa in più al di là di benefit e title aziendali. Parliamo di passione continua, di una vita che dedichi a delle cause. 

La mia fortuna è stata aver scelto una professione e mi ritengo fortunato perché  a 18 anni comprendere ciò che davvero ti piace è molto difficile e, in più, il mondo, per fortuna, sta cambiando sempre più velocemente e tutto ciò che abbiamo imparato non basta, bisogna sempre imparare di più. 

Quindi tutti i cambiamenti che ho fatto hanno contribuito a portarmi dove sono e dove vorrò arrivare; mi sono messo spesso in discussione, ogni cambio (di manager, azienda, ditta) è stato un continuo mettermi in gioco; più cresci, più è difficile farlo ma è meglio abituarsi.

Quindi più che eventi significativi, a fare la differenza sono quei segnali deboli che continui nella vita organizzativa: quel progetto in più che hai presentato, quel meeting a cui hai partecipato, e tutto questo aiuta a creare una percezione di te negli altri.

Qualsiasi ruolo (Director, Manager) te lo devi prendere tu perchè non verrà mai nessuno a riconoscertelo, devi sentirtelo dentro e devi comportarti così prima di ricoprirlo.

È chiaro che l’altro te lo deve riconoscere, ma se non te lo senti tu l’altro non te lo riconoscerà mai.

La social reputation riveste un’importanza fondamentale nella ricerca del lavoro e nella costruzione di un network proficuo. Prova a metterti nei panni di un giovane: come riuscire a catturare l’attenzione del target scelto, attraverso il Personal Branding? Quali consigli possono risultare utili per sfruttare questo strumento?

Un consiglio utile è cercare individuare il target e, in seguito, creare dei momenti di aggancio; se queste persone partecipano a dei webinar bisogna cercare di essere presenti creando delle connessioni. 

Se possibile chiedere di prendere un caffé, cercando di crearsi un network sin da subito, così come stiamo facendo noi. 

Bisogna creare un dialogo con il target scelto non solo all’interno dell’organizzazione ma anche fuori e, infatti, esiste proprio un movimento che descrive quanto ho detto che si chiama “connettivismo”; tutto questo può rivelarsi una vera e propria forma di apprendimento.

Si impara dialogando e questo fatto è cross generazionale.

È chiaro che il contatto deve essere studiato, fare networking non vuol dire spammare messaggi ma chiedersi: perché questa persona dovrebbe volermi incontrare? Approcciare con qualcosa di personalizzato, come è successo con te e la tua Rubrica.

Siamo di fronte ad uno scenario in continua trasformazione senza tempo: secondo te, quali sono le opportunità che i giovani devono e possono cogliere da questi continui cambiamenti? Come riuscire a gestirli attivamente?

Io partirei con il considerare l’elemento positivo in uno scenario negativo, perché se non sono io positivo e proattivo è difficile che lo siano gli altri nei miei confronti. 

Oggettivamente ora è più difficile cercare lavoro, vi è una contrazione del mercato e le opportunità sono di meno; per questo bisogna coltivare il progetto che può sembrarti una sfumatura ma che in qualche modo ti differenzia dai competitors. 

Chiedersi: ma io cosa ho di diverso dagli altri? E cercare di costruirsi sulla base di questa diversità. 

Ci sono tantissimi nuovi trend (tecnologie, diversity and inclusion, gaming ecc…), bisogna studiarli e scommettere su qualcosa. 

Per esempio, noi come Gruppo guardiamo quanto un candidato è aderente ai nostri valori e poi abbiamo un modello di competenze da adattare a seconda della job description; sicuramente apprezziamo molto le persone che hanno fatto esperienze all’estero in quanto è sinonimo di sensibilità culturale e di messa in discussione. 

In seguito riteniamo importante avere persone che abbiamo il piacere di fare qualcosa, persone curiose, persone intraprendenti che mostrino qualcosa di concreto in linea con le proprie passioni. 

Ti faccio un esempio: quando ero più giovane ho caricato su Youtube (e ti parlo di 12 anni fa quando era un qualcosa di abbastanza innovativo) un video di 30 secondi su di me. 

L’ho fatto sia per presentarmi in maniera differente, sia per capire chi effettivamente aveva visto quel video: quando facevo un colloquio cercavo di capire se lo avessero visto o meno.

Adesso ti propongo di lasciare questa rubrica con un consiglio, in risposta a qualcosa che non ho avuto modo di chiederti, o un augurio per i giovani che si affacciano a questo mondo lavorativo in progress…

Quando siamo piccoli pensiamo di sapere di più dei nostri genitori, vogliamo abbattere il senso di genitorialità e questo permette di crescere, ma quando si ha a che fare con una persona diversa da noi che può essere più o meno grande, bisogna cercare di comprendere cosa si può imparare da questa persona. 

Tutto questo è da fare in maniera sana, quindi comprendere come questa persona può aiutare e viversela; dobbiamo valorizzare queste relazioni in ottica di reverse mentoring e capire anche come, d’altra parte, posso aiutare io il soggetto con cui mi relaziono.

Bisogna divenire valorizzatori delle relazioni.

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