JOB TRIP_#19 Intervista a Annalisa Rosiello

Presentati: raccontaci brevemente chi sei e di cosa ti occupi.

Sono un’avvocata giuslavorista e mi occupo da sempre di tematiche legate al benessere e alla felicità nei luoghi di lavoro; questi luoghi, anche in base ai principi costituzionali, sono quelli in cui la persona dovrebbe potere esprimere al meglio i propri talenti e le proprie capacità, a beneficio dell’evoluzione personale e collettiva (art. 4 Cost.). Purtroppo sappiamo che non sempre gli ambienti di lavoro generano valore, e quindi come avvocata mi occupo di assistenza legale alle persone che subiscono  discriminazioni, mobbing o condotte moleste. 

Sempre su questi temi collaboro da 5 anni col Politecnico di Milano in qualità di Consigliera di Fiducia, supportando l’Ente – come dispone il regolamento interno – nel caso di insorgenza di qualsiasi criticità lavorativa, organizzativa e nell’ambiente di studio. 

Infine da molto tempo curo un blog su Il Fatto Quotidiano denominato “Area pro-labour”, che raccoglie contributi di vari professionisti riguardanti le novità e i temi caldi legati al lavoro.

Parliamo della tua carriera: quali sono stati gli eventi più significativi che ti hanno portato a svolgere il tuo attuale lavoro?

Posso dire che da sempre vivo con disagio vedere le persone umiliate, mortificate, vinte. E quindi cerco di portarle “fuori dall’angolo”, di aiutarle a riscattarsi – chiaramente con gli strumenti offerti dalla mia professione – cercando di far ottenere loro un risarcimento e/o una adeguata tutela della loro dignità e salute sul posto di lavoro. 

Di eventi che mi hanno spinto a occuparmi di queste tematiche ve ne sono stati diversi ma uno in particolare mi aveva molto coinvolto all’inizio della carriera: quello di un lavoratore di circa 51 anni che aveva avuto una buona evoluzione di carriera e da operaio era arrivato a ricoprire un ruolo di coordinamento di altre persone, con qualifica di Quadro. Una vita professionale intera (30 anni circa) dedicata all’azienda. A un certo punto era stato licenziato per giusta causa, ma la motivazione si era rivelata falsa, totalmente infondata; ottenuta la reintegra giudiziale era stato collocato – letteralmente – in uno sgabuzzino a fare nulla. 

La disperazione di quest’uomo e della sua famiglia mi aveva molto colpito e spinto a tutelare le persone nei loro diritti fondamentali: dignità, libertà, eguaglianza e salute, valori molto danneggiati da condotte moleste e discriminatorie.

Social Reputation: quanto reputi sia importante e come hai costruito e mantieni il tuo network online?

Da circa 15 anni ho un sito internet e dedico parte del mio tempo a divulgare contenuti legati alla mia attività anche attraverso i social media (FB, LK e TW).

Questi, come tutti sappiamo, sono diventati sempre più uno strumento imprescindibile per arrivare a comunicare ai più – in maniera semplice ma non semplificata – contenuti spesso complessi e per far conoscere la propria attività.

Ho realizzato anche delle video pillole sui vari fenomeni disfunzionali che si possono reperire sul mio sito e che utilizzo in occasione dei molteplici momenti formativi e informativi che svolgo sulle tematiche del benessere e della tutela della dignità del lavoratore.

In questo momento si parla tanto di modello ibrido e Smart Working. Cosa vuol dire per te lavorare ed essere smart?

Smart Working è stata una parola molto abusata durante la pandemia perché quello che abbiamo tutti vissuto sappiamo che non è stato vero Smart Working, dal momento che questo implica in parte lavoro in presenza e in parte lavoro da remoto ed è volto a soddisfare esigenze di incremento di produttività ma anche esigenze di conciliazione.

Essere smart vuol dire rispondere con ogni mezzo e da ogni dove alle varie richieste. È tuttavia molto importante condividere, stabilire o darsi delle regole per la contattabilità e la disconnessione, a tutela della propria salute psico-fisica e per prevenire i rischi da iper-connessione. Non eravamo pronti a questa diffusione così tempestiva, necessitata dalla emergenza sanitaria, ma sui temi della conciliazione e della disconnessione c’è ora una grande attenzione sia delle parti sociali sia della legislatore interno e comunitario. 

Concludiamo l’intervista con un consiglio ai nostri lettori, in particolare a quelli che stanno iniziando la loro carriera lavorativa. Come lasciare il segno ad un colloquio?

Il metodo di lavoro si può acquisire sul campo ed è diverso da luogo a luogo. Lo studio e approfondimento devono essere costanti. Posso dire che quello che più mi colpisce e lascia il segno in me è vedere una persona animata da passione per quello che è chiamata a fare, di qualsiasi lavoro si tratti perché ciascun lavoro ha la propria, grande, dignità.

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