Dallo smart working al sub-leasing: la riduzione degli spazi della sede aziendale

Dopo decenni di ostentazione del prestigio dalle multinazionali con mega sedi aziendali, ecco che la pandemia e lo Smart Working stanno suggerendo di andare in una direzione opposta: la riduzione degli spazi.

Questo è quello che secondo il Wall Street Journal sta accadendo nei cuori pulsanti del potere americano, ovvero New York e San Francisco. Ad esempio Dropbox ha subaffittato parte dei suoi uffici in California a due start up biotech e lo stesso hanno fatto PriceWaterhouseCoopers e Yelp Inc. nella East Coast. 

Ma il lavoro dal remoto non sta cambiando il mercato immobiliare sono nei principali centri finanziari anglosassoni, gli effetti della prolungata emergenza sanitaria si stanno facendo vedere anche da noi, in particolare a Milano, la città italiana per eccellenza sede italiana di multinazionali. 

Così, è anche qui la notizia della nuova pratica di sub-affittare ad altre realtà, magari start up, una parte degli spazi aziendali. I luoghi si riorganizzano, spariscono le postazioni assegnate di seguito al venir meno dell’esigenza del mega ufficio. Magari diventerà pratica non solo eliminare la scrivania assegnata, ma pure doverla prenotare attraverso una App!

Se è finito il “mio” posto di lavoro – e se capiterà di doversi prenotare un desk – l’ufficio diventa come Airbnb? Scherzi a parte, la domanda è un’altra: quanto questo fenomeno sgancia il lavoratore dal “suo” posto di lavoro e mina la coesione del gruppo?

Potremmo aprire un dibatto, ma io non ho le competenze di psicologia del lavoro per affrontarlo, quindi lascio la palla a chi è più esperto di me, magari il nostro Luca Brusamolino che bene ci spiega come bisogna affrontare culturalmente l’effetto del Where’s my desk?

Comunque, quello su cui è interessante riflettere è il fenomeno di sub-leasing di una parte degli spazi, liberati a causa dello Smart Working, per metterli a disposizione di altre realtà creando un ambiente ibrido.

Possono essere start up – e quindi promuovere la contaminazione – ma possono essere anche servizi di welfare. Ad esempio una grande impresa che si è ritrovata con metà sede vuota, quindi con dei piani liberi, può pensare di affittarli riorganizzandoli per servizi collettivi: asili nido, coworking per liberi professionisti o lavoratori di altre aziende. Quindi, fornire servizi utili sia ai lavoratori propri che al territorio. Può essere un modo per bilanciare il momento di passaggio da un lavoro sempre in presenza in ufficio ad un altro dove si lavora in parte in presenza e per il restante tempo da remoto. 

Eppure, proprio dalle aziende più high tech americane ci vengono notizie interessanti pure di segno opposto. A marzo Google ha annunciato che sta investendo 7 miliardi di dollari in nuovi uffici e data centers, dal Texas alla Florida, passando per il nuovo colossale Urban Center di Kirkland in periferia di Seattle. Ancora, Yahoo vuole entro la prossima estate tutti i dipendenti in ufficio. I suoi impiegati devono tornare a lavorano fianco a fianco “per promuovere il giusto spirito di comunicazione e collaborazione” è stato il nuovo ordine della CEO Marissa Mayer.

 

Come si comprende questa nuova politica per aziende così avanzate? Chissà se il perché va ricercato in un assunto di Steve Jobs – ancora molto citato a dieci anni dalla scomparsa – che diceva fosse folle pensare che la creatività, l’innovazione e lo scambio delle idee potessero nascere da un sistema di messaggistica istantanea e vedendosi su uno schermo. Secondo lui le migliori idee a Apple, le più innovative, erano nate dagli scambi di opinioni nella più informale delle situazioni: ovvero quando i suoi ingegneri chiacchieravano a mensa. Quindi, forse è prematuro dire che l’ufficio è morto e il sub-leasing al momento potrebbe essere un modo per ridurre i costi dopo un anno in cui il Covid-19 ha massacrato i bilanci. 

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